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pubblicato il 2 dicembre 2009

Fiat: Termini Imerese non ci sta

La Sicilia vuole produrre auto. I perché degli ultimi 40 anni

Fiat: Termini Imerese non ci sta

Dal 2011 a Termini Imerese non si faranno più auto. Lo ha detto ieri l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ma dietro questa decisione c'è il lavoro dei 1.379 operai dello stabilimento siciliano e degli 800 lavoratori dell'indotto, insomma: l'intera economia di un territorio in cui tre giovani su quattro (18-30 anni) non trovano lavoro e 900 famiglie su 28mila abitanti "vivono di Fiat", presente a Termini Imerese dal 1970. Per questo l'assessore all'Industria della Regione Sicilia, Marco Venturi ha detto, in un'intervista al Sole 24 Ore: "Spero che Fiat resti, ma se dovesse andar via ci metteremo sul mercato per non perdere la produzione di auto a Termini. Proseguiremo sulla linea che cerca di fermare la deindustrializzazione della Sicilia, puntando sulla ripresa della metalmeccanica".

"In tutti questi anni - ha confessato il sindaco della città siciliana, Salvatore Burrafato ad "Economy" - tutta la nostra economia è stata imperniata sul sistema Fiat e non abbiamo mai pensato ad una alternativa", adesso però sembra arrivato quel momento, perché "se la Fiat va via - ha aggiunto Burrafato - i problemi sociali sarebbero enormi". Affinché la Fiat resti, la Regione ha predisposto investimenti fino a 546 milioni di euro, come emerge da una delibera della giunta, ma perché la Fiat non vuole più produrre auto a Termini Imerese?

Questione di soldi, anzi, di "costi logistici". Ogni singola auto prodotta negli stabilimenti siciliani costerebbe, secondo la Fiat, circa 1.000 euro in più per le dicotomie infrastrutturali. Strategico, inoltre, sarebbe il ruolo dell'indotto, perché il costo di ogni vettura assemblata è composto all'80% da componentistica, al 15% da spese generali e solo al 5% è rappresentato dal costo del lavoro. Eppure in questi ultimi 40 anni sono nate nell'area dello stabilimento quattro aziende che lavorano per Fiat: la Lear, che fa sedili; la Ergom, del Gruppo Magneti Marelli; la Biennesud, che vernicia paraurti, e la Clerpem, che produce le spugne per i sedili.

Tuttavia, il problema logistico dei trasporti, sottolineato da molto tempo dal Lingotto, non è da sottovalutare. Attualmente le auto che vengono prodotte a Termini Imerese vengono caricate sulle bisarche dei treni merci alla stazione di Fiumetorto e trasportate a Catania, dove prendono la via del mare. Ed è nell'ottica di ridurre questo costoso viaggio che è stato lanciato il progetto di aumentare la profondità dei fondali del porto di Termini Imerese, per consentire l'attracco di navi con maggiore portata. Per farlo ci vorrebbe un investimento da 21 milioni di euro già deliberati dal Cipe, ma a questo punto si apre una lunga parentesi burocratica. Il rapporto tra l'azienda e il territorio è infatti denso di patti sottoscritti e mai rispettati o di inefficienze e ritardi della pubblica amministrazione.

Sul rilancio del polo automobilistico termitano stanno ovviamente puntando anche i sindacati. "Per rilanciare la produzione in Italia - ha detto il segretario Fiom a Termini Imerese, Roberto Mastrosimone - la Fiat deve ridurre gli impegni all'estero. Riduca la produzione in Polonia, in Turchia, in India, eviti di investire in Serbia e si concentri in Italia, altrimenti oggi tocca a Termini Imerese, ma domani toccherà chiudere anche Pomigliano". Lo stabilimento napoletano è infatti un altro tasto dolente per Fiat, anche se le indiscrezioni delle ultime settimane parlano del trasferimento dalla Polonia alla Campania di una parte della nuova Panda, forse 270mila auto all'anno. Ma di questo si avrà la conferma o la smentita solo verso Natale, quando il 21 o il 22 dicembre Sergio Marchionne incontrerà a Palazzo Chigi il premier Silvio Berlusconi e le perti sociali per presentare il piano industriale di Fiat.

Di certo l'azienda torinese "è pronta a discutere con il governo", come ha detto ieri Marchionne, sottolineando che per Termini Imerese si parla non di chiusura, ma piuttosto di "riconversione". Tuttavia, il numero uno di Fiat ha anche detto che per rilanciare l'azienda "non si può pensare di tenere aperto ogni stabilimento".

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Tag: Mercato , Fiat , produzione


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