Mercato

pubblicato il 1 dicembre 2009

Fiat: a Termini Imerese non si faranno più auto

Avviato il dialogo col governo per rilanciare l'industria automobilistica italiana

Fiat: a Termini Imerese non si faranno più auto

Dopo la fine del 2011 a Termini Imerese la Fiat non produrrà più auto, "ma cosa altro non si sa". L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, è stato "chiaro". Al termine dell'incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il numero uno del Lingotto ha ribadito che il piano per lo stabilimento siciliano "non cambia", perché i costi logistici per l'assemblaggio sono troppo sconvenienti. L'incontro di oggi è comunque servito alle parti per tracciare "una valutazione complessiva e avviare un percorso di dialogo", ha spiegato Scajola, che a Machionne ha ricordato che "l'obiettivo del governo è quello di mantenere la competitività dell'intero settore automotive, attraverso l'efficienza degli stabilimenti Fiat in Italia".

"I dati in nostro possesso ci dicono che dobbiamo incrementare la produzione di auto in Italia, perchè il mercato è in crescita e i dati recenti delle immatricolazioni risultano in aumento del 30%", ha detto il ministro, mentre per l'amministratore delegato di Fiat l'obiettivo di portare la produzione italiana intorno alle 900mila unità l'anno "non è un numero astronomico". Ad ogni modo, il target esatto di produzione verrà comunicato il 21 o 22 dicembre, quando a Palazzo Chigi la Fiat e il governo si incontreranno con le parti sociali.

E all'esecutivo, che è "pronto a fare la sua parte (insieme alle Regioni, ndr) a condizione che la Fiat aumenti la produzione in Italia", Marchionne ha garantito il proprio impegno, promettendo che il Lingotto cercherà "di fare il meglio con gli stabilimenti che ha" (ndr). Per questo il confronto avviato oggi, ha specificato Scajola, "continuerà nel quadro di un rilancio della presenza Fiat in Italia". E i sindacati sono già pronti a difendere Termini Imerese, così come tutti gli altri stabilimenti italiani coinvolti in questa "partita decisiva", come l'ha definita il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

In merito alla proroga degli incentivi per il 2010, Marchionne ha spiegato che non se ne è parlato. "Sono agnostico, dipende da loro", ha risposto brevemente ai giornalisti, mentre il pressing sindacale è sempre più forte. "L'insoddisfazione per l'assenza di indicazioni sulle strategie industriali a medio termine del Gruppo" è stata espressa ieri in una nota ufficiale del Comitato Aziendale Europeo di Fiat Group. I dipendenti degli stabilimeti hanno chiesto la convocazione di una riunione straordinaria, da tenersi entro aprile 2010, che veda la partecipazione di Sergio Marchionne e che abbia per oggetto il piano industriale e finanziario pluriennale (4-5 anni) per ciascun settore e Paese del Gruppo.

"Il piano, che riteniamo debba essere finalizzato alla salvaguardia delle attività e dell'occupazione, dovrà essere oggetto di consultazione ed il Cae dovrà essere messo in condizione di analizzarne gli impatti industriali e sociali in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Europa, così da potersi confrontare con l'azienda per eventuali proposte di modifica", si legge nel documento diffuso in Italia dalle Segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Fismic, in cui si aggiunge che "Fiat ha scelto di giocare un ruolo globale di fronte alla crisi, pertanto non può non intervenire in Europa con un piano che ponga le basi per lo sviluppo e l'innovazione, aprendo su di esso un confronto con i rappresentanti dei lavoratori".

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Tag: Mercato , Fiat , produzione , lavoro


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