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pubblicato il 11 novembre 2009

Skelta G-Force e Spyder

Arrivano dall'Australia due curiose sportive superleggere per la pista, ma non solo

Skelta G-Force e Spyder
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Sulle orme dei grandi australiani del motorsport venuti in Europa in cerca di successi (dal grande Jack Brabham, passando per Alan Jones fino ad arrivare a Mick Doohan e Casey Stoner, solo per citarne alcuni fra i più vincenti) arrivano anche in Europa le Skelta, originali auto da corsa costruite in Australia che faranno il loro debutto nel Vecchio Continente al prossimo Autosport International di Birmingham (14-17 Gennaio).

Create dall'ex rallysta Ray Vandersee, che da circa sei stagioni le schiera e testa a fondo in gare impegnative come la maratona della Targa Tasmania (oltre 2000 km fra speciali e trasferimenti) e in altri eventi minori fra Australia e Nuova Zelanda, le Skelta promettono di essere delle perfette interpreti di qualunque tipo di specialità: dai rally su asfalto alle cronoscalate, dalle competizioni GT fino alle gare club, ma possono anche essere targate per l'uso su strada.

I modelli finora sviluppati dalla Skelta, che deve il suo nome alla famosa canzone dei Beatles "Helter Skelter", sono due. Innanzitutto c'è la Skelta G-Force, una berlinetta con tettuccio rimovibile basata su un leggero (80 kg appena) telaio a traliccio in tubi d'acciaio con rinforzi in alluminio e fibra di carbonio nel tunnel centrale e nelle bandelle laterali, avvolto da una scocca disponibile in fibra di carbonio o fibra di vetro.

L'elaborato design caratterizzato dal frontale ampiamente "pinnato" e da superfici piuttosto "barocche" assicura, insieme alle classiche appendici aerodinamiche come diffusore e ala posteriore, un ottimo valore di deportanza, dichiarato in 200 kg a 145 km/h. Punto forte della Skelta sono anche il bilanciamento 50/50 su appena 720 kg di peso e il rapporto peso/potenza assicurato dal 4 cilindri di provenienza Honda S2000 in una versione con compressore volumetrico da 340 CV. In alternativa è possibile avere anche un più "australiano" Hartley V8 da 3.0 litri e 480 CV, sempre abbinato al cambio manuale a sei marce ad "H" di origine Honda.

Più orientata all'attività in pista, recentemente è stata sviluppata la Skelta Spyder, una barchetta biposto aperta che condivide gran parte della meccanica con la sua omologa chiusa G-Force, come le sospensioni a triangoli sovrapposti completamente regolabili, il roll bar omologato FIA e dischi forati da 298 mm con pinze a quattro pistoncini sulle quattro ruote che calzano pneumatici da 205/45 R16 fino a 235 40 R17 al posteriore.

Da Toowoomba, nello stato del Queensland, le Skelta arriveranno nel nostro continente attraverso la nuova filiale Skelta Racecars Europe, che ha fissato la sua sede naturalmente in Inghilterra, uno dei paesi più liberi per quanto riguarda l'importazione e l'omologazione per l'uso su strada di auto speciali. Potrebbe dire la sua in campionati come il FIA GT4, dove nella categoria Supersport avrebbe come avversarie principali Donkervoort D8GT e KTM X-Bow.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità


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