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Retrospettive

pubblicato il 8 novembre 2009

Stefan Bellof, il Re del Nürburgring

6 minuti 11 secondi e 13 centesimi per il capolavoro di un talento incompiuto

Stefan Bellof, il Re del Nürburgring
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Negli ultimi anni pochi circuiti al mondo sono diventati più famosi, discussi e chiacchierati dell'ormai leggendario "vecchio" Nürburgring, o Nordschleife da 20.832 metri, da non confondere con il meno glorioso "nuovo Nürburgring" da 5.148 metri. Lungo gli oltre venti chilometri dello stretto nastro d'asfalto steso fra i boschi e le colline che circondano il castello di Nürburg si affrontano da anni le principali case automobilistiche in vena di test e prove comparative per sviluppare la supercar più veloce, definitiva.

Quasi come fosse un dato scientifico e riproducibile, il tempo sul giro al Nürburgring serve a costruttori e tuner di mezzo mondo per dimostrare la superiorità delle proprie vetture in fatto di velocità, accelerazione, tenuta di strada, agilità e potenza frenante. Ed è così che una sfida riservata fino a pochi anni fa ad uno stuolo di appassionati dal piede pesante con la voglia di scatenare cavalli e distruggere pneumatici in affollate sessioni di giri liberi, si è trasformata in una leva pubblicitaria che gli uffici marketing e gli addetti ai lavori utilizzano a piene mani.

IL CRONOMETRO
Se è vero che per questi tempi non esiste una classifica ufficiale e mai potrà esistere, è anche vero che la dedizione di numerosi cultori della Nordschleife ha permesso di stilare una graduatoria ufficiosa che prevede anche distinzioni fra auto stradali di produzione (7'22" 1 della Dodge Viper SRT-10 ACR) e stradali in piccola serie o esemplari unici (6'55" per la Radical SR8). La prima classifica è quella più ambita da ogni costruttore/preparatore e vede i record durare solitamente qualche settimana, costantemente attaccati da Porsche, Nissan, Pagani, Ferrari, Koenigsegg, Maserati, Bugatti e outsider vari. Quello che non tutti sanno è che esiste anche una classifica relativa alle vetture da competizione, con tempi distinti fra qualificazioni e gare. Proprio in questa hit parade delle auto da corsa spicca il classico "tempone" che fa gridare al miracolo nelle discussioni da bar e che lascia interdetti i meno avvezzi alle cose del "Ring": 6'11"13 stabilito nel corso delle prove di qualifica della 1.000 Km del 1983 da Stefan Bellof su Porsche 956.

IL TALENTO
Dietro questo risultato cronometrico che rimane negli annali come la miglior prestazione di sempre al Nürburgring c'è sì la presenza di una mostruosa vettura biturbo a ruote coperte da 620 CV che ha saputo vincere come poche altre nella storia delle corse, ma c'è anche un pilota talentuoso e velocissimo che non ha avuto il modo e il tempo di esprimere tutto il suo potenziale vincente. Stefan Bellof, nato a Giessen (D) il 20 novembre 1957, comincia a correre a 16 anni sui kart, nel 1980 vince il campionato tedesco Formula Ford alla prima partecipazione e vince la versione internazionale dello stesso campionato nel 1981, anno in cui arriva terzo nella Formula 3 tedesca con tre vittorie all'attivo.

Il debutto in Formula 2 nel 1982 coincide con due vittorie nelle gara inaugurale di Silverstone e ad Hockenheim. I lampi di genio velocistico che gli permettono di primeggiare con pole position e giri veloci in gara non passano inosservati in casa Porsche, all'epoca alla disperata ricerca di un giovane pilota tedesco sufficientemente veloce da poter essere affiancato ad autentici mostri sacri dell'endurance come Jacky Ickx e Derek Bell. L'allora direttore sportivo Porsche, Manfred Jantke, assiste nel 1982 ad una gara di Formula 2 (guarda caso al Nürburgring) dove il giovane tedesco al volante di una Maurer BMW arriva quinto sotto la pioggia; Jantke si rende subito conto che Bellof ha "prestazioni e velocità visibili a occhio nudo, eccezionali anche osservate da bordo pista". L'ingresso nella squadra ufficiale Porsche per il 1983 è garantito e comincia così un sodalizio Bellof-956 che ha qualcosa di magico e che si può ritrovare solo nello strano connubio uomo-macchina di Clark-Lotus, Schumacher-Ferrari, Senna-McLaren, Donohue-Porsche 917 o Toivonen-Lancia Delta S4.

L'IMPRESA
Stefan Bellof prende di petto la veloce ed efficace vettura a ruote coperte di Stoccarda, portandola a quei limiti velocistici e cronometrici che gli ingegneri sviluppatori potevano solo immaginare; questa sua velocità irruente, istintiva e a tratti vicina all'incoscienza è quella marcia in più che permette al talento teutonico di prendersi numerose soddisfazioni battendo in prova e in gara i più grandi ed esperti piloti della categoria, compresi Ickx, Wollek e Mass. Il venticinquenne Stefan fa coppia con il veterano Derek Bell, pilota veloce, costante e concreto, specialista delle gare di durata e già vincitore di tre 24 Ore di Le Mans. Questa prima stagione nel mondiale Endurance vede Bellof vincere in coppia con Bell le 1.000 km di Silverstone, Fuji e Kyalami '83, successi che gli valgono il quarto posto nella classifica finale. Il fatto che però il nuova pilota Porsche sia più portato alla velocità pura che alla costanza richiesta dalle gare di durata risulta evidente dalle 4 pole position e i 4 giri veloci ottenuti nella stessa stagione.

Proprio in una delle occasioni in cui pole e giro più veloce si combinano nel medesimo weekend di gara, Bellof lascia in maniera indelebile la propria firma sugli annali del vecchio Nürburgring, segnando inconsapevolmente quel limite temporale che rappresenta il santo Graal di ogni "Ringer" degno di questo nome: il 28 maggio 1983 Bellof gira in 6 minuti 11 secondi e 130 millesimi, alla media di 202,073 km/h! Per dare solo qualche termine di paragone relativo alle stesse sessioni di qualificazione, basti notare come il secondo in griglia, Jochen Mass, abbia staccato un ottimo 6'16"850, come il copilota Bell abbia un ritardo di quasi 20 secondi e come la prima delle "non Porsche" sia la Lancia LC2 di Patrese-Alboreto, quinta alla partenza con 6'41"170. Ancora oggi si contano sulle dita delle mani i piloti che sono scesi al di sotto dei 7 minuti nel giro completo della Pista Nord e questi sono, oltre al pugno di piloti Porsche e Lancia della 1.000 km '83, Niki Lauda in 6'58"6 su Ferrari 312B3 come pole del GP di Germania '75 (media 196,383 km/h sul tracciato di 22.835 metri) , Christian Danner in 6'28"03 su di una March-BMW F2 nel corso dell'ultima gara ufficiale per monoposto nell'83 (media 193,272 km/h) e Michael Vergers sulla già citata Radical (6'55" e media di 178,698 km/h).

IL MONDIALE ENDURANCE
Per confermare la sua fama di pilota rapidissimo, ma troppo spesso incapace di gestire situazioni di evidente superiorità, Bellof nel corso della gara gira costantemente 5 secondi meglio di Mass, ma il turno di guida di Derek Bell vede la prima posizione passare nelle mani dell'esperto Jacky Ickx. Il giovane e "scapigliato" tedesco riprende il volante, supera Mass e guadagna un vantaggio di 29 secondi, ma questo non basta al pilota di Giessen assetato di supremazia: comincia qui una sfida col cronometro che vede il tempo sul giro scendere da 6'50" a 6'35", dai 6'31"42 di Ickx fino al 6'25"91 definitivo di Bell. Durante l'ennesimo tentativo di record, Bellof perde il controllo al Pflanzgarten e distrugge la sua Porsche 956 telaio 007 contro le barriere.

Il 1984 sarà l'anno della consacrazione definitiva, quello che gli regala il titolo di campione del mondo Endurance, con 6 vittorie su 9 gare disputate: Monza, Nürburgring, Spa, Imola, Fuji, Sandown Park. A questi si aggiungono 5 pole position e 3 giri più veloci. Sempre nell'84 si laurea vincitore anche nel campionato tedesco Endurance. Nel 1985 il campione uscente Bellof perde l'ambito sedile nella squadra ufficiale Porsche-Rothmans (gelosie interne?) e deve quindi ripiegare sul team semi-ufficiale della Brun Motorsport; la scelta obbligata gli preclude le possibilità di vittoria e infatti zero sono i successi in questa sua ultima stagione di corse a ruote coperte e solo uno il record sul giro.

LA FORMULA 1
Analizzando velocemente la carriera del tedesco in Formula 1 (20 GP disputati, 0 vittorie, 0 pole position, 0 giri veloci, 4 punti mondiali) si potrebbe pensare che la sua sia stata una fugace apparizione che non ha lasciato traccia nell'albo d'oro e nei ricordi degli appassionati, ma così non è. Se è vero che Bellof ha avuto la sfortuna di incrociare la propria strada professionale in ascesa con una delle fasi più buie della carriera di costruttore di Ken Tyrrell, è altrettanto vero che ha saputo illuminare con brevi lampi di colore le opache stagioni '84 e '85 della scuderia inglese. Fra questi sono sicuramente da ricordare le spettacolari prestazioni al GP di Monaco '84, in cui Bellof arriva terzo sotto la pioggia battente dopo una rimonta entusiasmante nei confronti di un altrettanto indiavolato Senna che inseguiva Prost. L'interruzione a metà gara ha probabilmente precluso a entrambi la possibilità di giocarsi la vittoria, sempre che i guardrail di Montecarlo non ci avessero messo lo zampino...

Questo podio, così come i punti del sesto posto in Belgio e il quinto posto nel GP di San Marino vengono tolti a lui e alla squadra a metà stagione, a seguito di una squalifica inflitta a Tyrrell per scorrettezze nell'utilizzo delle zavorre al fine di correre sottopeso. Gli unici punti mondiali Stefan li guadagna l'anno successivo, prima con un ottimo sesto posto (dal 21° in griglia) nell'alluvionato Gran Premio del Portogallo '85, teatro della prima vittoria di Ayrton Senna, poi con la quarta piazza nel GP degli USA a Detroit.

Quello che colpisce andando a spulciare i grafici dei gran premi disputati da Bellof è l'andamento quasi identico delle sue gare, un crescendo che gli consente di avvicinarsi costantemente e senza esitazioni alle prime posizioni, pur partendo dalle retrovie, almeno fino a che una noia meccanica non lo ferma sul più bello. Un episodio curioso e significativo che mostra la grandezza di due talenti naturali come Senna e Bellof riguarda la giornata di prove private a Silverstone sulla McLaren di Formula 1 organizzate nel 1983 per i due e Martin Brundle. I tre futuri piloti della massima serie riescono ad impressionare Ron Dennis e il suo team con tempi sul giro di 1'14"3 (Senna), 1'14"66 (Bellof) e 1'14"7 (Brundle), allineati al tempo in qualifica di Lauda nel GP d'Inghilterra di quell'anno (1'14"267) e nettamente migliori del 1'15"609 di John Watson. A quanto pare Bellof aveva a disposizione il meno potente motore Cosworth DFV, al posto del DFY usato da Senna, per cui...

IL SORPASSO IMPOSSIBILE
Derek Bell ha sempre dichiarato che il suo compagno di squadra ha avuto il grande difetto di non essere stato mai "domato" o regolato nei suoi furori giovanili, ma Ken Tyrrel è probabilmente l'unico ad avergli inculcato l'importanza della regolarità e di una più saggia condotta di gara. Entrambe le carriere agonistiche di Stefan Bellof si interrompono bruscamente il 1° settembre 1985, quando nel tentativo di superare l'eterno rivale Jacky Ickx all'Eau Rouge nel corso della 1.000 km di Spa, urta con la sua 956B la 962C del belga e va a schiantarsi senza speranze di sopravvivenza contro le barriere metalliche.

MODERNO RINGMEISTER
"Stibbich", come lo chiamavano gli amici, aveva lo straordinario potere (o la sventura) di incantare i propri team manager, tecnici e meccanici con tempi sul giro favolosi, così meravigliosi e al limite del credibile dal dissuadere ogni tentativo di rallentarlo con cartelli "slow". Senza un briciolo di paura e sempre con il cuore sul piede destro, Bellof sapeva affrontare il circuito solo al massimo, senza calcoli e compromessi. Questa sua vena di folle incoscienza, un irrefrenabile entusiasmo quasi infantile e un talento naturale per la velocità "sempre e comunque" lo hanno fatto paragonare spesso a Gilles Villeneuve e anche se il confronto può calzare per certi aspetti, per altri sarebbe meglio affiancare la storia di Bellof a quella di Bernd Rosemeyer. Anche Rosemeyer, capace di ben altri risultati e trionfi a livello internazionale, era noto negli anni Trenta come "Ringmeister" per avere vinto tre gran premi (uno in piena nebbia) al Nürburgring, e per aver battuto più di una volta il grandissimo Tazio Nuvolari. Come Bellof, anche lui aveva un atteggiamento rilassato nei confronti della gara, un rapporto molto aperto e socievole con tutto il team, oltre ad un approccio elementare alla strategia di gara: sempre e solo a tavoletta!

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Tag: Retrospettive , record , nurburgring


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