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pubblicato il 3 novembre 2009

Mitsubishi i-MiEV: test in esclusiva

La piccola elettrica giapponese sfida le strade di Roma

Mitsubishi i-MiEV: test in esclusiva
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Chiamatelo pure futuro prossimo, perché oggi vi è passato vicino nel silenzio e non ve ne siete nemmeno accorti. Si chiama Mitsubishi i-MiEV ed è la prima auto elettrica al mondo prodotta e commercializzata in Giappone da una grande Casa automobilistica in piccola serie e che OmniAuto.it ha avuto la possibilità di guidare in esclusiva sulle strade di Roma. È la prima volta che la nipponica elettrica si fa guidare in Italia e lo abbiamo fatto nelle peggiori condizioni possibili, mentre sulla città si abbattevano a ripetizione scrosci di acqua e l'intensità del traffico aumentava in maniera esponenziale.

A PRIMA VISTA
Appuntamento in un garage. La i-MiEV sta facendo rifornimento. Un filo le pende dal lato destro e va a finire dritto in una presa di corrente. Una scena che ben presto potrebbe moltiplicarsi nei box di tutto il mondo e diventare familiare per chiunque così come ora è fermarsi al benzinaio. Certo i tempi sono diversi, ma la batteria è quasi del tutto carica e, siccome è al litio, non ha problemi di effetto memoria. Se ci fosse stata una presa trifase o una colonnina di ricarica rapida, avremmo dovuto usare un'altra presa sulla sinistra della vettura. Ora possiamo cominciare.
La i-MiEV è davvero molto carina: un ovetto con le ruote agli angoli, tanto che i paraurti sono tutt'uno con i parafanghi e a fatica le tengono dentro il perimetro della vettura. Originalità e modernità sono il riflesso stesso del progetto e della sua essenza. La carrozzeria è infatti in materiale plastico, ma soprattutto il motore è sistemato posteriormente e le batterie agli ioni di litio da 330 Volt sono sul fondo della vettura, lasciando il resto dello spazio utile all'abitacolo.
Nella i-MiEV si entra come su di un'auto da città ben accessoriata. Si tiene in tasca la chiave, si avvicina la mano alla maniglia di apertura, si schiaccia il pulsantino con il pollice e si tira. Le portiere sono grandi e si aprono con un angolo molto ampio. Il nostro esemplare ha la guida a destra e la targa britannica: quella con guida a sinistra sarà prodotta a partire dalla seconda metà del 2010. La plancia non è il massimo della ricchezza e il volante non si può regolare, ma la strumentazione è raccolta e si vede bene. Mezzo giro della manopola sulla sinistra del piantone e si illumina. Sulla sinistra in alto c'è l'indicatore della batteria e indica quasi pieno. Al centro invece una lancetta che segnala l'impiego dell'energia e, al proprio interno, il tachimetro digitale. Altro mezzo giro e appare la scritta verde "ready": serve solo spostare la leva del cambio, che sembra quella di un automatico CVT da P a D.

SILENZIO, SI PARTE
La mano invisibile comincia a muovere la i-MiEV nel modo più morbido e delicato possibile, senza scossoni e senza mediazioni. Il cambio infatti non c'è e il motore elettrico da 47 kW è direttamente collegato alle ruote posteriori. La sua forza non è tanto la potenza di 47 kW (64 CV) quanto la coppia di 180 Nm disponibile già a zero giri/min e poi in una arco di giri molto ampio, ma il fatto che si senta così subito, diluisce un po' la sensazione di spinta che, comunque, c'è e sempre. È gradevole anche la sensibilità all'acceleratore e, ogni volta che si solleva il piede destro, il freno motore si fa sentire abbastanza, tanto che non è necessario neppure frenare, mentre la lancetta centrale si abbassa nella zona azzurra, quella del recupero. L'autonomia promessa è di 160 km, ma un occhio all'indicatore della batteria lo diamo sempre. È il riflesso delle stesse paure che hanno sempre impedito, insieme ad altre sane ragioni, la diffusione dell'auto elettrica e che si possono riassumere nella seguente domanda: mi basterà per tornare a casa? Dopo qualche chilometro il ritmo di discesa della carica ci tranquillizza e proviamo a spingere di più. La i-MiEV è imprendibile da 0 a 60 km/h, poi si calma un po', ma non smette di accelerare. Potrebbe arrivare senza problemi a 130 km/h e non fatichiamo a crederlo.

ZERO EMISSIONI... ZERO STRESS
Per essere ancora più virtuosi, il cambio offre due possibilità. La prima è la posizione ECO che rende più blande le risposte del motore, ma stringe i cordoni dell'energia anche agli altri servizi della vettura, sterzo compreso. Infatti diventa leggermente più pesante. Nella modalità B invece viene massimizzato il freno motore che, in questo caso, corrisponde al recupero dell'energia cinetica in rilascio o in frenata. A questo proposito, la risposta del pedale è un poco blanda e sottolineata da un leggerissimo ronzio: è la pompa del servofreno, anche lei elettrica come il climatizzatore. Mentre si avanza o si è imbottigliati, la sensazione è di essere avvolti da una bolla. Anche il traffico, per quanto lento e pesante, diventa più sopportabile e la dolcezza della i-MiEV è in qualche modo contagiosa per lo stile di guida perché è morbida, gommosa come un "antistress", una specie di scacciapensieri che ci invita a dimenticare tutto quello che accade all'esterno. Un mondo a parte che ci porta a vedere la realtà fuori dai nostri finestrini come folle, sporca e rumorosa. Questa i-MiEV è come un piccolo tram che, su rotaie invisibili, ci porta dritti verso un futuro che avrà molte curve.

DIVERTIMENTO "ELETTRIFICATO"
Prima di tornare alla base, c'è anche il tempo di provare un paio di cose. Ma cosa succede se una vettura elettrica incontra una di quelle pozzanghere giganti che si trovano sulle strade cittadine? Niente paura: la scossa non si prende e si prosegue come nulla fosse. C'è da provare anche il comportamento in curva. Gli pneumatici sono stretti, mentre la risposta di assetto e sterzo è decisamente "giapponese", dunque distante dal nostro modo di guidare. Dove invece la i-MiEV lascia di stucco e all'uscita delle curve: sguscia via silenziosa e svelta come un'anguilla, anzi sulle strade bagnate occorre fare un minimo di attenzione perché altrimenti le ruote motrici slittano vorticosamente. La coppia del motore elettrico dunque non è una leggenda. Mitsubishi comunque ha pronto un sistema antislittamento.

Al ritorno, le scene già viste vanno a rovescio. Si mette il cambio in P, si gira all'indietro la manopola al lato del piantone e, nello stesso silenzio, si chiude la nostra esperienza. Non rimane allora che tirare fuori di nuovo il cavo elettrico, collegarlo alla vettura e poi mettere la spina nella presa. Il traffico di Roma è lontano, il futuro forse un po' meno.

Per toccare con mano la piccola Mitsubishi, basterà recarsi a Piazza della Cancelleria dove H2roma metterà a disposizione la i-MiEV (e non solo) nelle due giornate di test, il 4 e 5 novembre.

Scheda Versione

Mitsubishi i-MiEV
Nome
i-MiEV
Anno
2010
Tipo
Normale
Segmento
citycar
Carrozzeria
2 volumi
Porte
5 porte
Motore
elettrica
Prezzo
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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Test , Mitsubishi


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