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Retrospettive

pubblicato il 6 luglio 2005

Fiat 600

ciquant'anni italiani

Fiat 600
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Il boom, la vendita a rate, Elvis, Lascia o Raddoppia, "On the road", Marylin, Khruscev, il Carosello, l'emancipazione, lo Sputnik. La 600. Gli anni Cinquanta sono stati forse i più caratterizzanti del secolo scorso: è facile capirne perché. Dedicarne poche righe, quindi, è quasi doveroso: i suoi cinquant'anni sono i cinquant'anni dell'Italia moderna.

L'utilitaria torinese è nata in soli quattro anni dal genio del grande Dante Giocosa, padre di tutte le piccole Fiat fino alla fine degli anni Sessanta, che dal 1951 iniziò a lavorare sul progetto "100": un'utilitaria da affiancare all'anziana 500, meglio vivibile, dalla meccanica più moderna e, soprattutto, meno costosa.
Il vulcanico ingegnere progettò una scocca autoportante, con sospensioni a quattro ruote indipendenti e gruppo motore cambio posteriore. Anteriormente c'era uno schema a quadrilatero con elemento elastico a balestra trasversale, che fungeva anche da braccio inferiore e barra stabilizzatrice della sospensione, mentre dietro la presenza del propulsore permetteva di eliminare tutto quanto concerneva alberi e ponti per la trasmissione, sostituiti da una scatola cambio-differenziale e due corti semiassi. Avanti c'era il serbatoio, la ruota di scorta e un discreto vano bagagli. Le soluzioni telaistiche permettevano un ottimo contenimento delle masse (appena 590 kg), con evidenti vantaggi in termini di consumi.
Il motore, totalmente nuovo, era un quattro cilindri raffreddato a liquido di 633 cc. Classico nell'impostazione meccanica, con valvole in testa e albero a camme laterale, il piccolo motore della 600 erogava 21,5 cv e 4 kgm di coppia ad appena 2.800 rpm, consumando appena 5,7 litri/100 km e lanciando l'utilitaria torinese a 95 orari.

Con queste premesse, un prezzo di 590.000 Lire e una carrozzeria più alta che larga (140 x 138 cm) lunga appena 320 cm, il 9 marzo del 1955 la Fiat 600 è presentata al pubblico. Gente in coda per ore, pur di provarne una, e 300.000 esemplari prodotti il primo anno: è successo. In realtà, la piccola italiana non era esente da qualche problemino. Certamente il più grave era la tendenza a "scaldare", derivata dall'insufficiente capacità del radiatore a dissipare calore, vista la disposizione del propulsore. Questa caratteristica, trasformava le 600 in pentole a pressione alla prima salita "estiva" in Appennino, ma poco importa: l'italiano medio di allora firmava di buon cuore le 24 cambiali necessarie al primo importante acquisto "a rate" del Dopoguerra.
Intanto, già dal '56, c'è qualche aggiornamento: i vetri diventano discendenti e la panchetta posteriore ora si fissa grazie ad un aggancio particolare, che sostituisce la vecchia cinghia in cuoio. Ma la vera novità è costituita da un nuovo modello: la 600 Multipla, una versione monovolume, con cabina avanzata e sei comodi posti. È la mamma del concetto di monovolume. L'anno dopo, modifiche al codice della strada, impongono nuovi gruppi ottici posteriori, a due lampade, affiancati da aggiornamenti agli allestimenti interni (cruscotto con fascia inferiore imbottita, selleria in panno e sedili ribaltabili) e ai comandi di guida, con le leve devioluci che fanno capolino ai lati del piantone del volante. Gli anni cinquanta si chiudono con una dotazione di spie migliorata e un nuovo retrovisore.

Nel 1960 la 600 cede il passo alla nuova versione, la 600D.
Era il salone di Parigi, in Autunno. Con un nuovo motore, di 767 cc e 29 cv di potenza, la 600 rinnovata raggiunge ora la ragguardevole velocità di 110 km/h, senza variazioni significative nei consumi. Ovvi gli aggiornamenti "di rito". Compaiono i comodi deflettori apribili alle portiere anteriori, cambia il quadro strumenti e, per la prima volta su un'utilitaria Fiat, l'avviamento elettromagnetico manda in pensione la simpatica levetta tra i sedili. La nuova 600D costa 50.000 Lire in più e, con un prezzo di 640.000 Lire vale per un operaio quattordici mensilità. Nel 1964, il Nuovo Codice della Strada, impone le portiere controvento. L'anno successivo, una variazione nelle dimensioni dei fanali, darà i natali alla "fanalone". È l'ultima evoluzione della Fiat 600. Dopo la realizzazione della versione commerciale 600T e dopo le fantastiche Abarth 850 e 1000, capaci di prestazioni sensazionalei, nel 1970 lascerà strada prima alla 850, sua diretta e poco apprezzata discendente, e poi, un anno dopo, alla sua vera sostituta: la 127.

Torino ha sfornato in quindici anni ben 2 milioni e 604 mila "Seicento", ma non solo le sole prodotte. Nella Simca 1000, ad esempio, la Fiat ne riprese, razionalizzandola, la filosofia; mentre le "gemelle" realizzate dalla Seat in Spagna (tra cui una stranissima quattro porte) e dalla Zastava in Jugoslavia, prodotte fino al 1981, non rientrano nel computo. Ma sono tante.

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Fiat


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